il conto, prego.
conto le stampelle.
contro terra e contro tutti.
torno all'origine.
se c'hai un'anima e ti viene strappata
il rumore è del velcro. come le scarpe, da piccina.
ho troppo in testa e nel fegato per pretendere
da queste parole, lascio fluire, fluire.
sono tornati con una divisa, stavolta.
tutti agghindati, fanno tenerezza.
in guerra le uniformi del nemico
sono brutte e basta.
magari no ma non è concesso.
chiederselo.
sono tornati, dicevo,
con una divisa. sembrano
marinaretti o un cazzo di uragano.
le colonie di formiche mettono in ansia, ma meno.
sono tornati professionali e sicuri di sé-
arrivano in pulmini da otto,
ormai è una routine.
non si parlano nemmeno più.
silenti operai di ciò che mi spetta.
conoscono la divisione del lavoro.
ci sono gli ingegneri con l'elmetto,
i geometri col metro, e gli scavatori veri.
niente denti affilati, o sangue. un sorriso.
complicità.
l'ultima scena di kill bill.
accetto. fate pure.
se c'è collaborazione
il lavoro finisce più in fretta,
e solo di questo ho bisogno.
alla fine di sto giro metto un gettone
nell'autolavaggio e mi infilo tra le pale.
lavami via, lavami via lo sconcio,
il sapore del torto,
la menzogna voluta o noluta.
lascia di me solo le poche certezze
che porto nello zaino.
la forza di baciare il mio anello
e fare spallucce.
nel nome di dio.
solo ora vedo e capisco.
che dio non serve a spiegare la morte,
ma a sopportare le ingiustizie.
solo ora vedo e capisco
l'errore più grande.
solo ora vedo e capisco
l'ironia della sorte e della morte,
che insegnano.
solo ora vedo e capisco
che devo accettare la tua
e pensare a me.
solo ora vedo e capisco,
solo ora, vedo e cappio.
che tra qualche minuto barra giorno
i cricetini, sudati come muratori
in un film porno, prenderanno
di nuovo tutte le loro cose,
mi saluteranno con un cenno del capo
aspettando il mio sofferto "arrivederci",
rassegnato, se ne andranno sui loro pulmini
da otto e sarò di nuovo io,
per sempre io.
e.












